Passione Bonsai Ivrea

Vai ai contenuti

potatura

Notizie generali
L’importanza della potatura, che può essere considerata come una delle tecniche fondamentali dell’arte bonsai, sta nell’esigenza di mantenere l’albero di dimensioni ridotte e di conferirgli allo stesso tempo una forma naturale. Un altro aspetto che rende indispensabile la potatura, è la necessità di mantenere sana la parte aerea della pianta. Essenzialmente la potatura consente di modificare la forma di crescita di un albero. Come le altre tecniche di modellatura, permette al bonsaista di adattare un albero praticamente a qualsiasi forma.
Le funzioni della potatura sono quindi diverse:
1° - mantenere l’albero di dimensioni ridotte;
2° - eliminare i rami superflui per ottenere un aspetto sano, naturale ed esteticamente più gradevole;
3° - aumentare la ramificazione;
4° - regolare la distribuzione di vigoria nelle diverse zone dell’albero.
Mentre la prima, la terza e la quarta funzione non richiedono particolari spiegazioni, è bene sviluppare e approfondire il secondo punto. Il bonsai deve possedere un aspetto naturale, che suggerisca all’osservatore la forma spontanea di crescita dell’albero. Quando in Giappone si iniziò la coltivazione dei bonsai, il gusto estetico nipponico elaborò ed evolse gli stili classici di formazione di queste piccole piante. Tali metodi di modellatura non sono arbitrari, né artificiosi, ma semplificazioni ed astrazioni delle forme assunte dagli alberi in natura. Per quanto creare un bonsai non significhi necessariamente produrre una copia fedele dell’albero in natura, certo l’osservazione delle forme costituisce un importante ed imprescindibile metodo pedagogico per la formazione di modelli di base, per la sagomatura di tronco, rami e foglie (silhouette). Si possono distinguere essenzialmente tre tipi di potatura: drastica, di formazione e leggera.

Strutturazione dei rami
Tra i primi tre rami, nella parte posteriore del tronco, se ne lasceranno uno o due con la funzione di conferire all’albero profondità e sensazione di volume: questo indispensabile accorgimento sarà necessario affinché il bonsai abbia un aspetto naturale. Sebbene la posizione dei rami posteriori sia abbastanza flessibile, questi devono essere alterni tra i primi tre. La disposizione alterna dei rami assicura che non si formino ingrossamenti sul tronco e che l’aria e la luce possano penetrare ovunque agevolmente. A partire dalla metà del tronco è possibile prevedere dei rami che crescono verso il fronte, in modo che l’ombra di questi ultimi sul tronco aggiunga una sensazione di volume e profondità, oltre a conferire all’albero quell’impressione di completezza, che solo una fronda densa può produrre. Anche la distanza tra i rami è importante; lo spazio tra un ramo e l’altro deve diminuire con l’avvicinarsi all’apice dell’albero, come avviene in natura. Inoltre, è fondamentale che presentino una distribuzione a raggiera sul tronco. Guardando l’albero dall’alto, si deve notare la crescita radiale, inoltre tutti i rami devono essere visibili. Qualora non si sviluppassero spontaneamente in questo modo, l’avvolgimento e la modellatura della fronda, seguendo un modello triangolare o semicircolare (più largo alla base che all’apice), assicureranno una ramificazione funzionale che conserverà l’albero sano per molti anni. Evidentemente vi sono delle eccezioni per quanto riguarda la distribuzione dei rami; molti bonsai sembrano perfetti, nonostante non lo siano. Soprattutto nella fronda, che deve risultare abbastanza densa, molte volte è difficile seguire i principi enunciati, ma un buon avvolgimento può dare ottimi risultati in questo senso.

Come potare i rami
Molti appassionati, quando tagliano un ramo di diametro consistente, lasciano un piccolo moncone (da usare poi, se necessario, come jin), per evitare un possibile ritiro di linfa che potrebbe compromettere la pianta. Nell’arte bonsai si cerca di fare in modo che non appaiano segni di artificialità: un moncone o una cicatrice mal curati danno un'idea di innaturalezza. Per procedere al taglio dei rami, nel caso in cui essi non siano molto grossi, si utilizza il tronchese concavo, un utensile strutturato in modo particolare per favorire una rapida cicatrizzazione. Come suggerisce il nome stesso, esso esegue un taglio concavo, pertanto il callo di cicatrizzazione, una volta formato, rimane in linea con il tronco. Applicando pasta cicatrizzante su tutte le ferite, presto sarà quasi impossibile riconoscere le tracce della potatura. Se si desidera invece trasformare un moncone in jin, si pota alla misura desiderata, si scorteccia con l'apposito coltello per jin, cercando di dargli un'aspetto più naturale possibile. Successivamente si applica il prodotto specifico per la conservazione della legna chiamato liquido jin.

La potatura di creazione
Scelta del fronte Sebbene esista una sequenza determinata dei lavori di potatura, accettata più o meno universalmente, ogni maestro, ogni appassionato introduce alcune varianti che dipendono dal proprio gusto o criterio personale. Le ragioni che si adducono per giustificare ogni singola scelta sono molto varie e per la maggior parte dettate dalla logica. Non potendo descrivere tutti i differenti metodi di applicazione della potatura, viene di seguito spiegato quello più utilizzato. Il primo passo, per la potatura di creazione, è conoscere il materiale che si vuole lavorare: sia nella parte aerea, sia in quella interrata, cioè la base di radici. Le radici superficiali, infatti, costituiscono un elemento molto importante per il bonsai, per i motivi che seguono: - sono il punto di contatto tra l’albero e la terra che deve essere il più possibile naturale; - forniscono stabilità visiva all’albero; - devono crescere radialmente e sullo stesso livello ed il tronco deve appoggiarsi sulle loro curve; - indicano l’inizio della parte aerea del tronco. Non è possibile scegliere né i rami, né il fronte, né l’altezza dell’albero senza sapere dove inizia il tronco. Per scoprirlo, è necessario mettere in luce, aiutandosi con un bastoncino, la base del tronco fino a lasciar apparire le prime radici grosse. Un altro passo importante ai fini della potatura è la scelta del fronte, ossia il lato dal quale l’albero risulta più attraente; esso esalta un aspetto particolare che merita di essere contemplato. Questa scelta è, nella maggior parte dei casi, soggettiva. Tuttavia, è consigliabile attenersi a tre principi fondamentali:
- che le radici crescano in modo più naturale su questo lato;
- che il tronco mostri tutte le sue caratteristiche, ossia curve e spessore;
- che i rami (specialmente i primi tre) nascano dai lati del tronco e non sul fronte o sul retro, in modo che possa essere visibile l’origine dal fronte. Spesso le tre condizioni coincidono, ma non sempre. In quest'ultimo caso emergono situazioni differenti: o viene data precedenza alle radici, o al tronco, oppure ai rami.
Scelta dei rami primari La scelta dei primi tre rami è molto importante, poiché, assieme alla linea del tronco, configurano lo stile dell’albero. Il primo ramo deve nascere sul lato del tronco, a destra oppure a sinistra, e generalmente è il più lungo e grosso dell’albero. Questo ramo potrebbe, inoltre, possedere abbastanza carattere per determinare il risultato estetico dell’insieme.

Cicatrizzazione delle ferite
Durante la lunga storia della coltivazione dei bonsai, è sempre esistito un grande interesse per quanto riguarda la modalità di cicatrizzazione delle ferite. Da quando i primi coltivatori di alberi in vaso hanno tentato di modificare la forma dei propri alberi, togliendo questo o quel ramo, uno dei problemi fondamentali da affrontare è stato come evitare che le cicatrici, conseguenti alla potatura, potessero restare visibili. Ogni albero rimargina le proprie ferite per proteggersi da disidratazione, microbi, funghi, insetti, ecc. Il ritmo con cui si cicatrizzano le ferite varia per ogni specie: in alcune è più rapido che in altre, mentre certe non chiudono completamente la ferita. Una ferita aperta, se oltrepassa la corteccia, interrompe il cammino della linfa; l’albero dovrà chiuderla per evitare la sua disidratazione. Per questo motivo le cellule vicine alla ferita cominceranno a riprodursi, fino a che l'avranno cicatrizzata. Purtroppo a volte vi sono situazioni che impediscono la riproduzione delle cellule, come per esempio una temperatura elevata o molto bassa e/o umidità; proprio per questi motivi né in estate, né in inverno si avrà una facile cicatrizzazione. La struttura della cicatrice dipenderà dalla forma e dalla profondità del taglio che è stato praticato. Se nella potatura si lascia un moncone, le cellule, crescendo dal manto di cambium, formeranno dei labbri che andranno, mano a mano, a tamponare la ferita. Il callo risultante sarà ingrossato. Se si effettua un taglio piano, le cellule crescendo, formeranno ugualmente un callo molto grosso. Se invece il taglio è concavo, arrivando fino al manto di cambium, la ferita si chiuderà più rapidamente (poiché è dal cambium che si riproducono le cellule) ed inoltre non si formerà l'ingrossamento. Purtroppo, in alcuni casi può succedere che, rimanendo un moncone, la ferita non si chiuda completamente, perché nel centro vi è legna scoperta. Può anche capitare che la ferita non si cicatrizzi perché la legna intorno comincia ad imputridire.
Il verificarsi di una di queste due situazioni può essere la conseguenza di un errore di potatura:
- l’epoca non era adatta e le cellule non potevano prodursi;
- l’epoca era adeguata, ma non le condizioni ambientali (alta o bassa umidità);
- l’albero era debole prima della potatura, oppure aveva qualche carenza di elementi, soprattutto fosforo e/o potassio;
- nonostante l’albero apparisse sano, la linfa non riusciva ad arrivare esattamente fino al taglio. Come per il resto delle tecniche di coltivazione, l’attuazione delle stesse dovrà essere diversa secondo l’età e la condizione dell’albero che si sta trattando.
Torna ai contenuti