Passione Bonsai Ivrea

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Raccolta in natura

Metodi di ottenimento
Notizie generali
Spesso, osservando i magnifici bonsai presentati su riviste e libri, ci si chiede come sia possibile educare un albero con quella particolare morfologia e chi ne sia stato l’autore dotato di maestria e senso artistico così spiccati. La risposta è solo una: madre natura, che con le sue innumerevoli manifestazioni sa plasmare ogni cosa perfino le piante, facendogli assumere forme affascinanti, colori stupendi, e a volte, dotandole di frutti e bacche. Madre natura impone e l’albero si adatta a vivere in condizioni estreme, quasi volesse sopravvivere ad ogni costo: sono proprio questi gli esemplari che presentano maggior fascino. A questo punto, il bonsaista inesperto potrebbe pensare che basterebbe cercare nei luoghi impervi, piante che crescono al limite della loro resistenza e il gioco sarebbe fatto; purtroppo non è così semplice. La raccolta in natura non è molto facile, soprattutto pensando alle percentuali di riuscita: solo una pianta su dieci dà risposta positiva. L’attenzione non deve essere rivolta a quelle giovani piante che sono facilmente reperibili anche nei vivai, ma a quelle vissute e piuttosto vetuste, con caratteristiche particolari, bellezza e fascino, che rendono accettabile il rischio che si ha in questa pratica. Il primo passo da compiere consiste nell'individuare un soggetto interessante, magari durante una passeggiata in montagna. Ma attenzione! Le piante che crescono in terreni troppo aridi e rocciosi a ridosso di litorali, se raccolte, hanno pochissime possibilità di sopravvivere poiché si tratta di esemplari che vivono al limite delle forze  e che hanno sviluppato un apparato radicale talmente esteso che spesso i capillari, ossia le radici "vive" che succhiano dal terreno gli alimenti, distano parecchi metri dal tronco. Il consiglio è quello di porre la propria attenzione su piante belle e affascinanti, ma che abbiano allo stesso tempo buone probabilità di sopravvivenza al trapianto e che quindi crescano su terreni umidi e possiedano radici raggruppate in poco spazio. Queste particolari condizioni non sono così difficili da trovare in montagna, dove spesso le piante si adattano a vivere in anfratti delle rocce o su grossi massi, in pochissimo terreno.   
È necessario munirsi di permesso Una volta individuata la pianta è necessario essere in possesso del relativo permesso per l’espianto, che può essere richiesto al proprietario del fondo o del demanio, o alla guardia  forestale. Infatti tutte le piante hanno un proprietario, sia esso lo Stato o un privato, il quale dovrà essere d’accordo nel cedere il proprio bene.

Le caratteristiche
Le caratteristiche da ricercare nelle piante in natura sono: 1) vigore, salute e un apparato radicale ridotto, in modo da poter essere contenuto in un vaso; 2) sviluppo minimo, con movimento di tronco e rami interessante e che abbia l'immagine di una pianta nobile, naturale e vetusta; 3) foglie piccole, internodi corti, tronco conico e rami affusolati, ma soprattutto una "predisposizione" a diventare un bonsai; 4) vetustà.
Quali specie Ovviamente tutte le specie possono essere raccolte, anche se quelle più usate nell’arte bonsai, Pini, Abeti, Faggi, Querce, Ginepri, Olivi, Tassi, piante da frutto e fiore in genere, sono da preferire. Un consiglio: è meglio evitare di raccogliere specie a foglia doppia o grande che poco si adattano all’educazione a bonsai.
La stagione A causa dell’estensione della nostra Penisola e della varietà di clima che presenta, per l’espianto della maggior parte delle specie ci si può regolare  operando durante il periodo che precede il risveglio vegetativo primaverile. Il motivo è semplice: essendo la pianta ormai in vegetazione e andando incontro ad un periodo caldo, il nuovo apparato radicale si formerà con più facilità.

Come prelevare la pianta
Dopo aver individuato la pianta e ottenuto i permessi necessari, si può iniziare l’operazione di raccolta: si ripulisce la base del tronco dalle erbacce strappandole, facendo attenzione a non recidere eventuali capillari e calpestare eccessivamente il terreno. Si procede quindi ad una potatura dei rami, solitamente drastica, eliminando tutto ciò che non serve al futuro bonsai;  in questo modo si potrà trasportare anche più agevolmente. È bene ricordare che tale operazione risulta indispensabile poiché serve a riequilibrare la quantità di gemme con la quantità di radici rimaste dopo l’espianto. A questo punto si disegna sul terreno un cerchio intorno alla base del tronco, generalmente ampio circa la metà del diametro della chioma rimasta dopo la potatura. Successivamente si procede allo scavo in verticale del cerchio disegnato, facendo attenzione a tagliare con una cesoia ogni radice che s’incontrerà, ma evitando di interferire con i tagli nella zona interna delimitata dal cerchio. Giunti ad una profondità pari circa al diametro del cerchio, si può iniziare a scavare orizzontalmente, sempre recidendo le radici che s’incontreranno. Se lo spazio lo consentisse, prima dello scavo orizzontale, si potrebbe disporre una fasciatura preliminare della zolla, con l’apposito panno in vendita nei negozi specializzati, in modo da impedire che si disgreghi. Altrimenti la fasciatura ben stretta della zolla si può effettuare alla fine dello scavo, con maggiori rischi e difficoltà. Attenzione perché questa operazione è molto importante allo scopo di preservare il più possibile i capillari presenti. Se non si avesse a disposizione l’apposito panno, si possono usare anche dei fogli di giornale che vanno avvolti intorno alla zolla, legandoli con dei fili di canapa. Se ci si accorge che l’apparato radicale non presenta capillari è inutile continuare l’operazione di espianto, poiché le possibilità di successo in questo caso diventano decisamente poche. Il consiglio è di desistere; eventualmente, dopo aver reciso qualche grosso fittone in modo che, in prossimità del taglio, la pianta possa avere l’opportunità di emettere capillari, si rimanderà la raccolta all’anno successivo. Durante queste operazioni, soprattutto se si prolungano nel tempo, è indispensabile vaporizzare periodicamente la chioma e le radici. Per il trasporto è meglio riparare la zolla in un contenitore con dello sfagno umido; se si prospettasse un trasporto lungo e difficoltoso, è consigliabile avvolgere la pianta con un materiale impermeabile che ne preservi il più possibile l’umidità.

Cosa fare dopo il trasporto
Una volta raggiunta la propria destinazione, si dovrà rinvasare il materiale prelevato. In primo luogo si devono rifilare tutti i tagli effettuati su radici e rami grossi, coprendoli successivamente con pasta cicatrizzante in modo da accelerare la chiusura delle ferite. Poi si predispongono gli strumenti per il trapianto, scegliendo anche un vaso di coltivazione di grosse dimensioni dotato di fori di drenaggio. Sul fondo del vaso bisognerà collocare la retina sui fori di drenaggio ed un buon terriccio drenante, come ad esempio la pietra lavica o l’argilla espansa da 5-8 mm di diametro. La scelta del terreno, che si farà scendere delicatamente nell’apparato radicale una volta ripulito da fittoni e sassolini, andrà effettuata a seconda della specie: 80% di akadama, 20% di ghiaia per le foglie caduche; 60% di akadama, 40% di ghiaia per le conifere. È meglio evitare di utilizzare il terreno raccolto intorno alla pianta al momento dell’espianto,  perché solitamente è ricco di humus ed essendo molto fine risulta compatto e poco drenante. Dopo il rinvaso la pianta andrà posta in un luogo riparato dal sole e dal vento, almeno fino all’avvenuta ripresa vegetativa; inoltre dovrà essere nebulizzata frequentemente e annaffiata solo quando la superficie del terreno risulta asciutta. Durante la stagione vegetativa, successiva al trapianto, si inizierà a concimare l’albero con un prodotto organico e ci si limiterà al taglio di eventuali germogli cresciuti a dismisura. Per almeno uno o due anni, la pianta dovrà solo germogliare ed emettere nuove radici, riprendendo quel vigore necessario che permetterà di sottoporla al trattamento a bonsai e al rinvaso in un contenitore specifico. Durante il primo anno in vaso, si dovrà prestare un’attenzione particolare nella stagione invernale poiché l’apparato, non essendo ancora sufficientemente forte, potrebbe essere compromesso dalle gelate.
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