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Terriccio

Metodi di ottenimento > Coltivazione
Notizie generali

Il terriccio è un elemento fondamentale nel bonsai poiché fornisce parte dell’umidità necessaria alla crescita e al mantenimento della pianta oltre ai sali minerali essenziali al suo nutrimento. La pianta trae, quindi, dalla terra la maggior parte delle sostanze indispensabili per la sua crescita e sopravvivenza. È innegabile, per cui, l’enorme importanza che il terriccio riveste per ogni specie vegetale e ancora di più per il bonsai, che è "costretto" a vivere in un quantitativo limitato di terriccio. I terricci non sono certamente tutti uguali; ogni terra, infatti, ha le sue caratteristiche fisiche e chimiche e pertanto ogni specie vegetale ha un proprio terriccio ottimale. Il terriccio migliore dovrebbe avere "un adeguato comportamento" nei confronti dell’acqua; è importante che esso sia capace di garantire un buon drenaggio, in quanto il ristagno d’acqua provoca marciume radicale,  e allo stesso tempo il giusto grado di umidità. Fra i terricci in commercio i migliori sono: akadama, kanuma, pozzolana, sabbia, humus e terriccio universale. Il terriccio di un bonsai deve essere cambiato in base a diversi fattori, fra i quali la necessità o meno di far crescere rapidamente l’esemplare, o il bisogno di maggiore o minore forza di alcuni rami. Altri fattori molto importanti sono costituiti dal vaso, dallo stile e dall’età dell’albero. Esistono alcune forme di vasi che drenano meglio di altre: ad esempio quelli alti per piante a cascata drenano in modo migliore rispetto a quelli piatti per boschi. Certi stili richiedono un drenaggio perfetto, come quelli su roccia che presentano sempre un notevole ristagno d’acqua sotto la pietra. La stessa cosa si verifica per l’età dell’albero: quanto più fini sono le radici, tanta più acqua e quindi drenaggio necessiterà. Per questo motivo con l’invecchiare dell’albero, si utilizza nel composto una granulometria maggiore.

I terricci migliori

Akadama
È un terriccio neutro, oppure leggermente acido, con un Ph da 6,5 a 6,9 (7 è il punto neutro), caratteristica ideale dal punto di vista orticolo per la maggior parte delle specie. Si ottiene da scavi a cielo aperto, tra uno strato più superficiale di terra vegetale e uno più profondo di sabbia. L’estrazione avviene per strati, che subiscono un trattamento diverso secondo il tipo di substrato estratto. L’akadama viene lasciata asciugare in una serra per poter separare i granelli fini da quelli grossi e commercializzata in tre dimensioni di granulo: fine (1 - 2,5 mm), medio (2,5 - 4 mm) e grosso (4 - 6 mm). I suoi grani sono molto solidi e resistono alla pressione ed al tempo senza sgretolarsi. Come tutti i substrati formati da particelle minerali, l’akadama è nettamente più porosa rispetto ai composti organici, che presentano una spiccata tendenza a trattenere l’umidità. Quello che può apparire un inconveniente assicura al coltivatore un drenaggio perfetto, che rende praticamente impossibile la perdita di un albero per asfissia e marciume radicale. Un’altra caratteristica curiosa di questo tipo di terreno riguarda la capacità d’interscambio di ioni: essendo graduati in scala, si verifica che ad un valore più alto corrisponde una maggiore ritenzione di sostanze nutritive e capacità delle particelle del terreno di trattenerle e di liberarle successivamente, per il nutrimento della pianta. Questa caratteristica produce anche un effetto cuscinetto sui bruschi cambiamenti nel Ph del terreno durante l’irrigazione o la concimazione: l’indice dell’akadama è bassissimo. Tuttavia, quello che potrebbe essere il principale inconveniente della "terra rossa", viene ovviato quasi esclusivamente grazie all’uso del concime organico, che contiene tutti gli elementi fondamentali e i microelementi necessari per il nutrimento della pianta.  Grazie alle caratteristiche descritte di questo particolare terriccio, i bonsai in Giappone vengono generalmente coltivati in akadama pura, combinata nelle diverse granulometrie, con l’impiego regolare di concime organico in pastiglie a lenta cessione e con l’attento controllo delle annaffiature che devono essere più frequenti.

Humus
È un particolare terriccio composto da resti organici, in decomposizione, del suolo vegetale, necessari per concimare, come torba di muschio, torba di humus, foglie compostate o sfagno di muschio a pezzi: questi elementi sono usati soprattutto per trattenere l’umidità, e liberare lentamente l’humus maturo nel
terriccio. In quantità eccessiva potrebbe risultare dannoso per la coltivazione.
Kanuma Terra argillosa largamente usata per le specie acidofile, quali Azalee e Camellie. È in grado di trattenere l’acqua in misura molto maggiore di qualsiasi altro terriccio. Si trova in Giappone, ad una profondità superiore rispetto allo strato sabbioso, sotto l’akadama.

Ketotsuchi
Si tratta di un composto speciale, che si ottiene unendo torba, muschio a fibra lunga (sfagno) e akadama. Per la preparazione si mescolano la torba ed il muschio fino ad ottenere un insieme spugnoso, quindi si aggiunge 1/3 di polvere akadama, ottenuta passando con un setaccio fine i grani di quest'ultima. La ketotsuchi è ideale per l’attuazione di lavorazioni su roccia, poiché grazie alla sua consistenza solida e fangosa, consente di poter fissare in modo saldo le radici alla pietra.

Pozzolana
È un'argilla di granulometria media-grossa, priva di sostanze nutritive. Si usa come strato di drenaggio in sostituzione all’akadama grossa. Come substrato mescolata all’akadama, favorisce l’emissione delle radici. Ha una buona ritenzione di umidità.
Sabbia Si tratta di un sedimento detritico di granulometria media, proveniente dalla disgregazione della roccia per azione chimica o meccanica; in generale i sedimenti sono silicei e se ricchi di feldspatoidi finiscono per formare l’argilla. Può essere di fiume o di montagna: quella di fiume è composta da grani arrotondati ed è utile per bonsai già formati, mentre quella di montagna è costituita da grani spigolosi e viene utilizzata soprattutto nei semenzai e nei vasi di coltivazione. Costituisce anche un buon materiale per il drenaggio.

Sfagno
Particolare tipo di muschio a fibra lunga, viene impiegato nell’operazione della margotta, come pacciamatura per proteggere le radici dei bonsai da esterno dal gelo, oppure per mantenerle umide durante la delicata fase del trapianto.
Terriccio universale
È composto dallo strato superficiale del suolo costituito in maggior parte da terra vegetale, proveniente dalla composizione di materie organiche facilmente reperibile nel sottobosco delle caducifoglie.
Ottimo il terriccio di foglie di Faggio, ma attenzione al terriccio di Castagno che, se puro, può risultare tossico; di solito il Ph è neutro ad eccezione di quello costituito dalle foglie di Faggio, che oscilla tra il 5,5 e il 6,5. Il terriccio di foglie, generalmente è scarso di nutrimenti.

Zeolite
Viene usata come drenaggio nelle miscele di terriccio del rinvaso poiché ossigena il terreno e trattiene i concimi, che altrimenti vengono dilavati rapidamente dalle annaffiature. È l'ideale per le piante che soffrono di marciume radicale.

Quali granulometrie

La salute dell’albero dipende dalle radici e la salute delle radici dipende dal terriccio. In un vaso questa relazione è ancora più importante, quindi è indispensabile usare un terriccio adeguato non solo a livello di composizione, ma anche di dimensione. Ma per quale motivo occorre scegliere la dimensione dei grani di terra? Tra i grani di terra esiste uno spazio che trattiene acqua e aria, per un fenomeno conosciuto come capillarità, perciò anche se si usa sempre la parola terra, in realtà si tratta di acqua, aria e terra. La percentuale di questi tre elementi presenti nel terreno cambia in base alle proporzioni del composto (drenaggio, aerazione, trattenimento dell’acqua e dei nutrimenti). Come norma generale, più grande è la dimensione dei grani della terra, più alta è la percentuale di acqua e aria. È bene sapere che questa proporzione influisce anche sulla crescita della pianta: maggiore è la percentuale di aria, più abbondante è la crescita delle radici e con più rapidità se ne ottengono di lunghe e grosse; al contrario, più bassa è la percentuale d’aria contenuta nel terreno, minore è la crescita delle radici. Pertanto, se è necessario far crescere molto un albero, vanno preferite granulometrie grosse; se invece si desidera solo mantenere l’albero si impiegano i grani fini. Quando si parla di grani fini ovviamente non s’intende la polvere, poiché quest’ultima non permette il passaggio dell’aria nelle radici e quindi ne provoca l’asfissia. Per questo motivo si aggiunge sempre del terriccio nuovo ad ogni trapianto, poiché con l’annaffiatura giornaliera i grani si disgregano trasformandosi in polvere. Sul fondo del vaso si collocano sempre i grani più grossi come strato di drenaggio: se mancasse questo strato, man mano che i grani diventano più piccoli, l’acqua tenderebbe a ristagnare e non riuscirebbe a bagnare il centro del ceppo, ma solo i lati, con la conseguente morte delle radici centrali.

Il substrato secondo la specie

Ogni specie necessita di un terriccio idoneo per la sua coltivazione come bonsai. È importante sottolineare che le proporzioni del terriccio non possono che essere orientative, poiché le situazioni climatiche influiscono notevolmente sulle necessità della pianta in vaso. È facile immaginare che un esemplare posto in akadama pura in un clima caldo e asciutto, richiederebbe continue annaffiature, con il rischio costante di subire il classico colpo di secco. In queste zone è sicuramente preferibile mescolare al composto di base una percentuale di terriccio, che aumenti la ritenzione di umidità del substrato, garantendo la salute della pianta. Al contrario, in zone a clima umido con piogge frequenti, è indispensabile un drenaggio ottimale per scongiurare qualsiasi pericolo di asfissia o marciume delle radici. In questo caso si consiglia di aumentare la proporzione di sabbia, akadama o pozzolana, oppure di usare una granulometria maggiore. Si può quindi affermare che il composto migliore è quello che consente alla pianta di crescere sana e vigorosa, tenendo presenti le condizioni climatiche e la posizione. Nella tabella "Il terriccio secondo la specie" (visualizzabile con la parola calda terriccio idoneo) accanto al composto consigliato per ogni essenza viene indicato il momento più adatto per il trapianto, ma poiché, come logico, i bonsai non sono tutti uguali, né vegetano tutti allo stesso tempo, è consigliabile utilizzare, anziché le date del calendario, i periodi climatici qui di seguito riportati, in modo da poterli adattare ad ogni caso.

Febbraio:     fine inverno
Marzo:        inizio primavera
Aprile:         primavera inoltrata
Maggio:       fine primavera
Giugno:       inizio estate
Novembre:  fine autunno
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